Terapie

Rieducazione POSTURALE CON TECNICA MÉZIÈRES A Ladispoli

“La causa del dolore non è mai là dove si manifesta”.
Questo è il principio fondamentale della metodica che prende il nome dalla fisioterapista Françoise Mézières, colei che ha messo a punto questo metodo rivoluzionario di fisioterapia e rieducazione posturale con tecnica Mézières.Avendo individuato la causa di molti disturbi artrosici e posturali nell’accorciamento delle catene posturali del nostro corpo, Mézières elaborò dei principi che riconoscono ancora oggi la loro validità e scientificità. Tali principi consentono di mettere in atto una riabilitazione individuale ad approccio globale che, attraverso il ripristino delle simmetrie corporee, favorisce il recupero funzionale e indolore dei movimenti.

COME SI APPLICA

La seduta Mézières si svolge con frequenza di una volta a settimana, per dare il tempo al corpo di metabolizzare i cambiamenti che si sono apportati con la terapia. Ha una durata di 45-60 minuti, a seconda delle necessità del paziente. Durante la seduta il paziente viene messo in “postura Mézières” ovvero una posizione tale che, mettendo in tensione tutta la catena muscolare posteriore, consente di ottenere il fluage, allungamento definitivo dei tessuti a cui mira la terapia.Il paziente lavorerà sulla propria respirazione e sull’allungamento guidato dal fisioterapista il quale individuerà i punti di maggiore tensione per scioglierli.

Le particolari  posizioni usate dalla metodica consentono al corpo di ‘esprimere’ la causa del dolore. Sono posizioni che allungano le catene muscolari permettendo all’operatore di lavorare selettivamente sui singoli muscoli, integrando il lavoro fisico a quello psico- emotivo.Grande importanza è data alla respirazione e al movimento del diaframma, muscolo respiratorio ma anche importante muscolo della statica vertebrale.il lavoro Mezieres è orientato al risultato, che si ottiene già in prima seduta perchè adattato al caso unico di ciascun
paziente con artrosi, cervico e lombosciatalgia, mal di schiena, reumatismi, disturbi circolatori, ecc.
QUALI SONO GLI OBIETTIVI

  • Ripristinare un’adeguata elasticità del diaframma fondamentale organo della respirazione, della statica vertebrale e del benessere viscerale
  • Allungare i muscoli, tendini e fasce della catena posteriore che tende all’accorciamento
  • Recuperare le simmetrie corporee per alleviare dolori localizzati in diversi distretti
  • Migliorare la qualità della vita di tutte quelle persone che convivono con il dolore

COSA CURA

  • Dolori alla colonna vertebrale (lombalgia, dorsalgia, cervicalgia)
  • Dolori articolari (spalla dolorosa, coxartrosi, sindrome rotulea)
  • Nevralgie (cervicobrachialgia, lombosciatalgia o cruralgia)
  • Discopatia (ernia del disco o protrusione)
  • Artrosi
  • Alterazioni posturali (scoliosi, iperlordosi, ipercifosi, ginocchio varo/ valgo, piede piatto/ cavo, alluce valgo)
  • Squilibri delle funzioni neurovegetative (vertigini e cefalee, disturbi digestivi da ernia iatale e reflusso gatro- esofageo, disturbi pre mestruali, circolatori, respiratori)

La rieducazione posturale con tecnica Mézières effettuata in questo studio è la vera metodica codificata dalla fisioterapista francese e tramandata dal suo discente fisioterapista e osteopata Jean Marc Cittone.

Tecarterapia per la riabilitazione motoria

La Tecar è un macchinario altamente tecnologico ormai ben noto nel mondo della fisioterapia che nasce per velocizzare, sbloccare ed ottimizzare i naturali processi di guarigione del nostro corpo. Il nome TECAR sta per Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo®.
Funziona attraverso degli elettrodi di metallo che vengono posizionati sulla parte del corpo da trattare: un manipolo capacitivo o resistivo, a seconda della necessità, che funge da elettrodo positivo da cui parte la corrente e una piastra che funge da elettrodo negativo. Il principio fisico utilizzato, infatti, è quello della emissione di una corrente o radiofrequenza pari a 485MHz che è in grado di richiamare e mettere in moto le cariche elettriche del nostro corpo allo scopo di creare calore nella zona trattata, tramite un effetto che in fisica è definito “effetto Joule”.
In parole più semplici è il calore che si sviluppa all’interno dei tessuti del nostro corpo ad avere un effetto terapeutico.

INDICAZIONI DELLA TECAR TERAPIAAl di là delle specifiche tecniche di questo macchinario, è importante chiarire quali sono i processi biologici su cui agisce la Tecar ed in che modo:
In ambito fisioterapico essa si utilizza per il trattamento del dolore muscolare, tendineo e articolare (capsulo- legamentoso). Tale dolore è causato, nella maggioranza dei casi, da infiammazioni o da blocchi metabolici:
•    L’infiammazione è quel processo con cui il nostro corpo si difende da insulti esterni (traumi, contusioni) o interni (artrosi, eccessivo lavoro di un tendine) richiamando più sangue nella zona colpita per “ripulirla” da tossine e riossigenarla.
•    Il blocco metabolico riguarda invece il blocco del normale metabolismo di un tessuto a causa di problematiche quali: contratture, ridotta circolazione sanguigna o linfatica, squilibri elettrolitici.
In entrambi i casi si ha una alterazione dei processi biologici di riparazione del nostro corpo che risultano quindi insufficienti a garantirne la guarigione ed è così che, con diverse modalità, si interviene con la Tecarterapia. Il macchinario richiede infatti sempre la presenza del Fisioterapista che lo imposta e lo utilizza di volta in volta in base alla necessità del paziente per risolvere il suo problema in pochissime sedute!
EFFETTI DELLA TERAPIA CON TECAR
Gli effetti che siamo in grado di produrre lavorando con la Tecar sono 3 e si ottengono aumentando gradualmente la potenza del macchinario:

fino al 30% abbiamo un aumento del microcircolo. In questo caso la temperatura percepita non è elevata: il paziente non avverte particolare calore, in quanto non vogliamo avere una vasodilatazione bensì lavorare sul microcircolo ossia su vasi di piccole dimensioni come i capillari. Questo lavoro lo si preferisce in caso di:
•    dolori ed infiammazioni acuti;
•    edema, ovvero liquido in eccesso nelle articolazioni (artrosi- distorsioni ecc..).
fino al 60% abbiamo una vasodilatazione ossia i vasi sanguigni aumentano di volume per effetto del calore che in questo caso è percepito come “tepore”. Aumentare il calibro dei vasi è utile in caso di:
•    contratture muscolari
•    deficit di circolazione sia sanguigna che linfatica
•    migliorare il trofismo muscolare
oltre il 60% abbiamo un aumento della temperatura interna fino anche a 41°C quindi un ulteriore vasodilatazione che utilizziamo per:
•    contratture muscolari croniche (di vecchia data)
•    fibrosi del tessuto (cicatrici e aderenze)
•    rigidità articolari
La Tecarterapia non va quindi sempre usata nello stesso modo: potremmo avere bisogno di utilizzare diversi range di potenza nella stessa seduta per far fronte alle diverse problematiche del caso.
Se usata bene ed in maniera coerente, aiuta a ridurre notevolmente o ad eliminare il sintomo dolore in 5-6 sedute. È ovvio che poi bisognerà lavorare nella stessa seduta o in sedute successive in maniera complementare sulla causa del dolore. Noi associamo sempre alla Tecarterapia della terapia manuale o della riabilitazione posturale o di esercizio terapeutico.
In realtà l’efficacia della Tecar è stata molto discussa, soprattutto negli ultimi anni, in cui sempre più si parla di EBM (Evidence Based Medicine) e scientificità delle metodiche e delle apparecchiature usate in ambito medico-sanitario allo scopo di tutelare il paziente e fare in modo che gli venga sempre proposta la terapia più efficace. Ciò che possiamo esprimere noi che la utilizziamo quotidianamente è che nella pratica lavorativa consente di raggiungere obiettivi in maniera veloce e confortevole per il paziente, agevolando tantissimo il lavoro manuale del fisioterapista.
Chinesiterapia attiva e passiva

La chinesiterapia è la terapia attraverso il movimento (il termine viene dal greco kinèsis movimento e therapeìa cura). Curare attraverso il movimento vuol dire utilizzare delle tecniche che possono risolvere stati dolorosi, limitazioni e blocchi articolari, riduzione di forza muscolare e di precisione, semplicemente muovendo la parte interessata e sfruttando i meccanismi fisici e biomeccanici che si verificano all’interno delle articolazioni nel momento in cui esse si muovono:  il tessuto connettivo di cui sono composti capsule legamenti e che avvolge i muscoli viene allungato e rilasciato ritmicamente attivando il metabolismo cellulare, la vascolarizzazione e la circolazione di fluidi linfatici con aumento del nutrimento dei tessuti cartilaginei, riduzione del dolore e miglioramento quantitativo e qualitativo del movimento.
In fisioterapia viene data molta importanza a questa metodica perché molte patologie traggono beneficio anche dal ‘semplice’ movimento di un distretto corporeo, ma anche perché, spesso, rappresenta la prima modalità di contatto, di interazione con il paziente: permette infatti di prendere confidenza col suo corpo e con la sua problematica, e allo stesso tempo consente al paziente di rilassarsi e lasciarsi guidare nel movimento.
Le modalità della chinesiterapia sono tre:
Passiva: movimento svolto dal terapista sul paziente in completo rilassamento;
Assistita: il paziente collabora all’esecuzione del movimento per quanto gli è possibile, anche solo pensandolo, ma è il terapista che guida il movimento;
Attiva: il paziente compie autonomamente il movimento indicato dal terapista.
Solitamente i casi in cui si preferisce una chinesiterapia passiva sono:
•    Impossibilità del paziente di collaborare al movimento (paralisi, stato di coma o alterazione di coscienza, ecc…);
•    Forte dolore. In questo caso la chinesi ha l’obiettivo di mantenere l’articolazione libera nonostante il paziente non riesca a muoverla autonomamente, consentire il rilassamento dei tessuti capsulari e legamentosi nonché muscolari che si trovano attorno all’articolazione, ed infine, ma non meno importante, conservare nella rappresentazione motoria del cervello quel distretto corporeo ed il suo movimento.
•    Postumi di fratture, gessi o interventi chirurgici di qualunque tipo;
•    Necessità che il paziente si rilassi
Si predilige una chinesi attiva:
•    Quando si vuole rinforzare un muscolo, o meglio un gruppo di muscoli (utilizzando non solo la chinesiterapia attiva, ma anche quella contro resistenza in cui cioè l’operatore pone resistenza al movimento del paziente che sviluppa quindi forza);
•    Quando si cerca di ricostruire coordinazione ed equilibrio muscolare necessari per la stabilità articolare;
•    Dopo un trattamento di chinesiterapia passiva per testare e sviluppare le possibilità di movimento del paziente
In genere, comunque, l’utilizzo di una o dell’altra modalità non è mai così netto: si può passare dall’una all’altra a seconda delle necessità che sopraggiungono durante la seduta ed il terapista deve essere bravo a capire quando cambiare modalità.

La chinesiterapia in alcuni casi rappresenta solo una parte della terapia riabilitativa, che di solito è composta da più momenti, in altri casi ha una rilevanza tale da rappresentare la componente principale di tutta la terapia.
Le regole per la corretta esecuzione dei movimenti da parte del fisioterapista sono:
1)    Rispettare gli assi di movimento articolare, per questo sono manovre che vanno svolte col terapista o sotto la sua supervisione o comunque sono gesti che devono essere insegnati al paziente per permettergli all’occorrenza di svolgerli a casa in tutta sicurezza;
2)    Le articolazioni che stanno al di sopra di quella interessata devono essere fissate per consentire un movimento efficace di quest’ultima;
3)    I movimenti vanno eseguiti rispettando le possibilità articolari, senza forzare, in maniera ritmica per favorire il cedere dei tessuti e l’aumento dell’escursione cioè del movimento permesso.
Cosa deve aspettarsi il paziente:
Il paziente dovrà essere vestito con abbigliamento comodo, o meglio dovrà scoprire il più possibile la parte da trattare in modo che i vestiti non interferiscano con lo svolgimento della terapia. Egli sarà posizionato seduto o sdraiato sul lettino, prono o supino: a seconda della parte da mobilizzare ci sono delle posizioni più comode di altre.
La chinesi non deve necessariamente essere dolorosa. Il terapista cercherà di scegliere la posizione, le prese e la frequenza di mobilizzazione che facciano avvertire al paziente mono dolore possibile. Ricordiamo che un minimo di dolore deve essere percepito come limite massimo della mobilizzazione oltre il quale non andare: bisogna cercare di rispettare il dolore come se fosse un campanello d’allarme che indica che le fibre dei tessuti hanno raggiunto un limite di tensione oltre il quale si rischiano delle ulteriori lesioni con ulteriori fenomeni cicatriziali che rendono le strutture ancora meno flessibili. Inoltre, far sentire al paziente troppo dolore durante la terapia significa causare un suo irrigidimento, contratture di difesa e ulteriore blocco.